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sabato 1 giugno 2019

Nuovo farmaco aumenta la sopravvivenza nelle malate di cancro al seno con metastasi

È un nuovo farmaco che riesce a controllare tumori al seno metastatizzati in donne giovani: si chiama ribociclib ed è in grado di aumentare la sopravvivenza globale di queste persone.

Kisqali in combinazione con un inibitore dell'aromatasi è indicato come terapia iniziale a base endocrina per il trattamento delle donne in post-menopausa con carcinoma mammario in stadio localmente avanzato o metastatico positivo per il recettore ormonale (HR) e negativo per il recettore 2 per il fattore di crescita epidermico umano (HER2).


Questo è il riassunto della relazione pubblica europea di valutazione (EPAR) per Kisqali. Illustra il modo in cui l’Agenzia ha valutato il medicinale arrivando a raccomandarne l’autorizzazione nell’UE e le condizioni d’uso. Non ha lo scopo di fornire consigli pratici sull’utilizzo di Kisqali. Per informazioni pratiche sull’uso di Kisqali i pazienti devono leggere il foglio illustrativo oppure consultare il medico o il farmacista.

Kisqali può essere ottenuto soltanto con prescrizione medica e il trattamento deve essere iniziato da un medico esperto nell’utilizzo di terapie antitumorali.


I benefici del trattamento sono rimasti uniformi in tutti i sottogruppi di pazienti, a prescindere dalle caratteristiche demografiche o patologiche, anche nelle donne con malattia viscerale e in quelle diagnosticate de novoTra le donne con malattia misurabile al basale, il 55% ha osservato una riduzione delle dimensioni del tumore di almeno il 30% (tasso di risposta globale, ORR), rispetto al 39% delle pazienti trattate con letrozolo + placebo. Il follow-up per la misurazione della sopravvivenza globale è tuttora in corso, poiché i dati rimangono immaturi.

 I ricercatori hanno voluto confrontare la terapia standard a base di ormoni con l’associazione della terapia ormonale con il ribociclib: dopo 48 mesi di terapia la sopravvivenza delle donne trattate con l’associazione risultava del 70,2 per cento, mente quella delle pazienti curate con la terapia standard era del 46 per cento.

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